La Storia

Dalle origini al dominio romano

Il nome della città appare legato a quello del fiume Mela che, fino alla seconda metà del XVI secolo, sfociava nel porto naturale e che caratterizza tutta l’idrologia della pianura alluvionale ai piedi del Monti Peloritani. L’origine dell’idronimo è da ricercarsi nell’Accadico “melu” o “milu”, col significato di “fiume che occasionalmente esonda”. Analoga origine avrebbero “Mella” (fiume in provincia di Brescia), “Melle” in prossimità di Oppido Mamertina (RC), “Mili” (ME), e “Mala”, il nome ittita del primo tratto dell’Eufrate. “Mileto” patria di Talete, sommersa dalle piene del fiume Meandro, e “Mileto” (RC) in prossimità del fiume Mesima, avrebbero analoga origine.

Il sito cittadino è frequentato sin dal Neolitico, ma le tracce più importanti sono i resti di villaggi fatti di capanne semicircolari, risalenti all’Età del bronzo e del rame nella zona del capo e dell’istmo. I villaggi sfruttavano la pianura alluvionale del Mela per l’irrigazione ed erano dediti alla lavorazione dei metalli. Di questo periodo fanno parte le necropoli ritrovate ai piedi del castello e sull’istmo, che segnano il passaggio tra le varie fasi storiche.

Fondata ed Ellenizzata dai greci calcidesi di Zancle (Messina) con il nome di Mylae (Μυλαί in greco antico significa macine, mulini) nel 716 a.C., si rese indipendente dalla madrepatria sino al 550 a.C. I greci fondarono Mylai principalmente come avamposto militare per sorvegliare le vie d’accesso marittime e terrestri a Messina ma anche per la fertile pianura ed il porto naturale. Non si hanno ancora importanti resti archeologici greci dell città ma è probabile che il sito scelto fosse quello del castello (acropoli) e del borgo sottostante più vari nuclei abitati nella pianura. Nel 427 a.C., durante la Guerra del Peloponneso, fu assediata dall’ateniese Lachete. Dopo successive e numerose vicende che la videro contesa, la città fu sottratta ai Mamertini, nel 270 a.C., dal siracusano Gerone II uscito vittorioso da una difficile battaglia combattuta nei “Campi Milesi”.

Nel 260 a.C. le acque di Mylae divennero nuovamente teatro di battaglie, con lo scoppio della prima guerra punica, in cui si verificò il trionfo navale di Caio Duilio sull’armata dei Cartaginesi di Annibale Barca. Ciò permise l’affermarsi dell’egemonia romana sul mare. Nel 36 a.C. avvenne un’ulteriore battaglia decisiva, tra l’Imperatore Ottaviano e Sesto Pompeo. La città divenne importante base navale, tanto che l’Imperatore romano concesse il riconoscimento civico con l’aquila e con il motto “Aquila mari imposita– Sexto Pompeo superato”. Sotto il dominio dei Bizantini, Milazzo fu una tra le prime sedi vescovili della Sicilia.

Dalla dominazione musulmana ai reali di Spagna

Con la sua espugnazione avvenuta nell’843 da parte di Fadhl Ibn Giafar, iniziò la dominazione musulmana. Durante questo periodo fu messa a capo di una nuova circoscrizione territoriale denominata “Vallo di Milazzo” e divenne un florido centro agricolo e commerciale. È di questo periodo la costruzione della grande torre del Maschio, indicata come “saracena” e l’introduzione della pesca del tonno che si svilupperà nei secoli successivi con tecniche più moderne. Nell’888 un’incursione navale da parte dei Bizantini si concluse in modo fallimentare.

Nel 1101 fu occupata da Ruggero I d’Altavilla o Il Normanno, fu incorporata nel demanio regio e vide il potenziamento dell’importante Maschio, trasformato in castello da parte di Federico II di Svevia e di Alfonso V d’Aragona e inserito fra i “castra exenta” sotto la diretta giurisdizione reale. L’antico Vallo di Milazzo assunse la denominazione di “Comarca di Milazzo” con una potestà riservata ai magistrati civici, militari e giudiziari che durò sino al XVIII secolo.

Nell’agosto 1268, al comando di Guido Baccio da Pisa, quaranta galee sbarcarono a Milazzo con i partigiani di Corradino di Svevia, sconfitti i normanni, la città e il castello furono tenuti dai fedeli di Corradino sino alla disfatta di Tagliacozzo che passò il governo della Sicilia agli Angioini. Nella guerra del Vespro del 1282 Milazzo venne alternativamente occupata dai due sovrani contendenti Carlo I d’Angiò e Pietro d’Aragona. Negli ultimi mesi del 1295 si tenne un’Assise del Real Parlamento di Sicilia, allora itinerante, convocato da Federico III d’Aragona, per valutare il tradimento del fratello Giacomo che si era impegnato a cedere, dopo averne cacciato il fratello, l’intera isola a Carlo I d’Angiò.

Accresciuta d’importanza e nuovamente potenziata da imponenti fortificazioni per opera degli spagnoli, ospitò più volte i Viceré e i Luogotenenti di Sicilia. Ebbe numerosi privilegi civili, militari ed economici grazie ai monarchi spagnoli, ma già avuti in precedenza da Federico di Svevia, Federico d’Aragona, Giacomo II d’Aragona, Martino II ed Alfonso V.

Dall'età cinquecentesca all'Unità d'Italia

Nel 1523 il Viceré Ettore Pignatelli vi soffocò la congiura contro la corona di Spagna promossa dai fratelli Imperatore; nel 1539 vi ritrovò rifugio il viceré Ferdinando Gonzaga dalla rivolta popolare di Messina. Vanamente assalita nel luglio 1544 dall’armata barbaresca di Hajreddin Barbarossa, nell’agosto 1571 fu scelta da Don Giovanni d’Austria quale centro di raduno e d’imbarco del contingente siculo-spagnolo aggregato all’armata cristiana alla fonda a Messina e prossima a conseguire la vittoria sui turchi ottomani nella battaglia di Lepanto. Nella guerra franco-spagnola seguita alla Rivolta antispagnola di Messina (1674-1678), Milazzo rimase a sostenere gli spagnoli. Gli ultimi guizzi del dominio spagnolo si esaurirono nel 1713 quando, la sovranità della Sicilia passò a Vittorio Amedeo II di Savoia. Nel 1718-1719 si esaurì nel duro e vano assedio di Milazzo – difesa degli austro-piemontesi – il piano del Viceré spagnolo Marchese di Lede di riconquistare la Sicilia. Durante tale assedio gravi furono i danneggiamenti o le distruzioni del patrimonio storico e monumentale della città. Nelle guerre napoleoniche gli Inglesi la fecero loro piazza d’armi, e base del sistema difensivo ed offensivo britannico nell’isola. Durante i moti risorgimentali del 1848 Milazzo fu al centro degli avvenimenti legati all’assedio e all’eroica difesa di Messina. Il 20 luglio 1860, Giuseppe Garibaldi, coronando con la cruenta battaglia campale vinta sui Borbone, pose i presupposti per la liberazione di tutta l’Italia meridionale e per il compimento dell’unità nazionale. Con l’avvento del Regno d’Italia, la città perse la sua importanza strategica – militare e il Castello nel 1880, su ordine nazionale, venne declassato da piazzaforte reale a carcere giudiziario.

Gli anni delle due Guerre Mondiali

Nella prima guerra mondiale, Milazzo, divenne campo di prigionia per i militari austro-ungarici, . Durante la seconda guerra mondiale, la città subì massicci e cruenti bombardamenti; numerosi edifici furono rasi al suolo. Assieme a Catania, Augusta e Palermo, fu anche individuata quale zona da sbarco nel piano inglese d’invasione della Sicilia, denominato “Whipcord”, che doveva effettuarsi il 9 dicembre 1941 ma annullato il 30 ottobre 1941. Nel luglio 1943, quando l’invasione attuata con lo sbarco in Sicilia era in pieno svolgimento, il porto di Milazzo venne potenziato notevolmente nelle sue difese quale importante centro marittimo, ferroviario e militare. Il 14 agosto 1943 le truppe del 15º gruppo tattico reggimentale della III divisione di fanteria americana occuparono Milazzo a seguito del disimpegno del 71º reggimento di fanteria tedesca appartenente alla 29ª divisione Panzergrenadier.

Nel 1946 da Milazzo partì una delle più grandi rivolte di lavoratori della storia siciliana, quando le Gelsominaie iniziarono un duro sciopero per chiedere condizioni di lavoro più dignitose. A loro si unirono in seguito altre categorie di lavoratori che ottennero finalmente salari più elevati.

Il 3 giugno 1993, Milazzo fu teatro di una tragedia avvenuta nella raffineria del paese. Un’esplosione all’interno dell’impianto “Topping 4” causò la morte di sette operai.

Il 27 settembre 2014 nella raffineria di Milazzo si verificò un incendio di vaste proporzioni ed un’esplosione al serbatoio numero 513. Fortunatamente non ci furono vittime e dopo diverse ore l’incendio venne estinto.

Fonte: Wikipedia

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